Considerare l’incosiderato. Due poesie

13 Apr

ALZO LO SGUARDO AL SUOLO

Metto i passi uno davanti all’altro,
non importa dei lati, solo basso e alto.
Bagnato e lastricato in terra,
vivo
si prende le gocce e i minuti,
non s’offende di sporco, sputi e suole.
Trova ancora mille toni di grigio, rame, pece e farina vecchia.
CombattenTe, oggi mi curo di Te più del cielo.

CANILE DI MONTE ARGENTO

Rosa di rughe e rosso agli zigomi;
il celeste pastello d’occhi sbiadisce buono
le frasi che c’aprono il cancello.
L’abbaiare senza la memoria copre i giorni gemelli, stretti in placenta.
Entra l’odore nostro per primo, qui conta questo,
poi le movenze.
Spostiamo dei sacchi, in salita, poi i cani riconoscono chi li sa custodire;
si fa largo tra il sonoro dei musi e l’aria delle code.
Come un pastore conosciuto, conosce.
Liberazione di energie a decine sopra decine,
corrono, sbattono con noi con l’amore ventoso delle spighe.
Alcuni non possono uscire, si lanciano da un muro all’altro di pochi metri
e ti piangono le viscere.
E poi mani, zampe, dita, pelo, gomiti, lingue, carezze e bava.
Quattrocentoventisette.

Scritto da Federico Fratini

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