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	<title>Digitalis Purpurea</title>
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		<title>Benvenuto a Daniele Aureli: nostro nuovo collaboratore</title>
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		<pubDate>Tue, 04 Jan 2011 19:37:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Brittney</dc:creator>
				<category><![CDATA[Arte]]></category>

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		<description><![CDATA[Attore eclettico e scrittore emergente, Daniele ha sempre nutrito una forte passione per tutte le forme artistiche. Leggi il suo curriculum qui:http://www.digitalispurpurea.org/it/cosee/chi-siamo/daniele-aureli]]></description>
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<p>Attore eclettico e scrittore emergente, Daniele ha sempre nutrito una forte passione per tutte le forme artistiche.</p>
<p>Leggi il suo curriculum qui:<a href="/?page_id=1815">http://www.digitalispurpurea.org/it/cosee/chi-siamo/daniele-aureli</a></p>
<p><img title="Daniele Aureli" src="http://www.digitalispurpurea.org/wp-content/uploads/2010/02/daniele-aureli1.jpg" alt="" width="237" height="258" /></p>
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		<title>Wishing you the best in the new year / Tanti auguri per l&#8217;anno nuovo</title>
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		<pubDate>Fri, 31 Dec 2010 09:12:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Brittney</dc:creator>
				<category><![CDATA[Arte]]></category>

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		<description><![CDATA[Dearest friends and colleagues, I hope your new year is filled with hope, joy, health, laughter, prosperity and peace. Not a single day passes that I don&#8217;t reflect on how fortunate and grateful I am to know so many kind, creative, generous and loving people. My life is richer and more vibrant for having known [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Dearest friends and colleagues,</p>
<p>I hope your new year is filled  with hope, joy, health, laughter,  prosperity and peace. Not a single day  passes that I don&#8217;t reflect on  how fortunate and grateful I am to know  so many kind, creative,  generous and loving people. My life is richer  and more vibrant for  having known and shared a part of my path with you.</p>
<p><em>Spero che il tuo nuovo anno è pieno di speranza, gioia, salute,  risate, di prosperità e di pace. Non passa un singolo giorno che non  rifletto su quanto come fortunata e grata di conoscere cosi tante  persone gentile, creativi, generosi e amorevole. La mia vita è più ricca  per averti conosciuto e per aver condiviso una parte del mio cammino  con te</em><em>.</em></p>
<p>I leave you with a favourite poem of mine:</p>
<p><em>Vi lascio con uno delle mie poesie preferite:</em></p>
<blockquote>
<pre>i thank You God for most this amazing
day:for the leaping greenly spirits of trees
and a blue true dream of sky;and for everything
which is natural which is infinite which is yes

(i who have died am alive again today,

and this is the sun's birthday;this is the birth
day of life and love and wings:and of the gay
great happening illimitably earth)

how should tasting touching hearing seeing
breathing any--lifted from the no

of all nothing--human merely being
doubt unimaginable You?

(now the ears of my ears awake and
now the eyes of my eyes are opened)

--ee cummings
</pre>
</blockquote>
<p>Snowflakes and Sunbeams,</p>
<p>Brittney</p>
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		<title>Seattle di notte&#8230;</title>
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		<pubDate>Sat, 11 Dec 2010 19:06:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Brittney</dc:creator>
				<category><![CDATA[Arte]]></category>

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		<description><![CDATA[Una imbarazzante pioggia, sottile e continua, ricopre come una inesorabile cappa, l&#8217;intreccio di vie luminose e regolari che, dal mare, salgono nel centro della città. Una di queste, la 15° NW, accompagna tutte le sere a casa, decine di sopravvissuti nel gran bazar dell&#8217;autobus numero 15. Parte dal centro della città; attraversa Queen Anne, sfiora [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Una imbarazzante pioggia, sottile e continua, ricopre come una  inesorabile cappa, l&#8217;intreccio di vie luminose e regolari che, dal mare,  salgono nel centro della città. Una di queste, la 15° NW, accompagna  tutte le sere a casa, decine di sopravvissuti nel gran bazar  dell&#8217;autobus numero 15. Parte dal centro della città; attraversa Queen  Anne, sfiora senza neppure toccarla, Garfield e violenta Market Street  tagliandola in due  con fendenti schizofrenici di Hitchockiana  memoria.Il conducente, inconsapevole autore del massacro, ripete sempre  le stesse frasi ad ogni fermata, come fosse un attore di teatro  incantatosi sulla stessa battuta. Lungo le larghe vie, si sparge un  profumo talmente complesso ed indefinito che non si riesce a  fotografare: tabacco, ottani che vanno a mille,  birra, musica e grida  incomprensibili.  Un barbone  guarda impietosito decine di bipedi  impazziti che corrono, isolati dalla solitudine del loro I-pod, ansiosi  di rientrare nel proprio nucleo dopo una intera giornata passata al  lavoro: lui sta preparandosi il letto, in compagnia del suo carrello  della spesa che contiene tutta la sua vita, sotto il portico asciutto di  un megastore a Ballard; crocevia di letterati e ciclisti lavoratori  che, di giorno, sfrecciano in un turbinio di cravatte incontrollate.   Decine di luci , con il loro accendersi impertinente,  si moltiplicano  in forme ed ombre che cambiano la fisionomia del paesaggio riflesso  capovolto in una pozza d&#8217;acqua piovana sul ciglio della strada. Passa un  Pick up, un altro, una Ford&#8230; rumori di motori stanchi e affamati di  hamburger e burritos sfrigolanti che li aspettano impazienti di essere  addentati.</p>
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		<title>Port Townsend</title>
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		<pubDate>Mon, 01 Nov 2010 17:06:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Germano</dc:creator>
				<category><![CDATA[Arte]]></category>

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		<description><![CDATA[Alle 07.00 di mattina,  c&#8217;è ancora buio. L&#8217;aria che sa di mare, battendo ininterrotta le vie del paese, arrivandomi dritta in volto come uno schiaffo inaspettato, ha come l&#8217;effetto benefico di svegliarmi di colpo dopo una splendida notte di sonno sotto una bufera di vento e pioggia. Attraverso le strisce pedonali di fronte agli uffici [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Alle 07.00 di mattina,  c&#8217;è ancora buio. L&#8217;aria che sa di mare, battendo ininterrotta le vie del paese, arrivandomi dritta in volto come uno schiaffo inaspettato, ha come l&#8217;effetto benefico di svegliarmi di colpo dopo una splendida notte di sonno sotto una bufera di vento e pioggia. Attraverso le strisce pedonali di fronte agli uffici del teatro, trasformatosi provvisoriamente in mia dimora. Nel buio, riesco appena a scorgere un signore non vedente che, in abito da sportivo, se ne passa accompagnato dal suo bastone facendo jogging: sente la mia presenza lontano dieci metri, mi saluta con un sorriso ed un cordiale &#8220;good morning&#8221;.  In questo senso, il buio è de-gerarchizzante: anzi, forse lo è ancora, ma a mio svantaggio&#8230;</p>
<p>Attraverso la strada infrangendo i riflessi delle luci sull&#8217;asfalto bagnato dalla pioggia che continua a scendere sottile ed impertinente. Non mi sono nemmeno preoccupato di portare con me l&#8217;ombrello per non sembrare troppo straniero: da queste parti cosi piovose, paradossalmente,  è&#8217; uno degli strumenti meno utilizzati dalla gente, anche se non riesco ancora a capirne il perché&#8230;  Scendo la scalinata in legno che da Lawrence Street precipita diritta a Water Street, la via principale, o forse anche l&#8217;unica degna di tale nome del paese.  Non c&#8217;è un&#8217;anima viva in giro, per fortuna le vetrine dei negozi, perennemente accese (anche di giorno? Non ho controllato, ma non mi stupirebbe) mi tengono compagnia, alla pari del vento che mi sta accompagnando da quando sono uscito dalla mia roulotte.  La strada è ricoperta di foglie che, ormai da qualche settimana, stanno cadendo dagli alberi segnando definitivamente l&#8217;arrivo dell&#8217;autunno, quello &#8220;vero&#8221;.  Mi lancio lungo il marciapiede a velocità supersonica dopo che l&#8217;ennesima raffica di vento e pioggia mi centra in pieno facendomi barcollare come un ubriaco: penso che forse, passando radente al muro, l&#8217;effetto dell&#8217;alcool metereologico possa farsi sentire un po&#8217; di meno, ma mi sbaglio, anche se di poco.</p>
<p>Arrivo all&#8217;incrocio con Belmont sapendo che dietro l&#8217;angolo, mi aspetta, come un appiglio psicologico, il coffee shop &#8220;Better Living&#8221; tirando un ipocrita sospiro di sollievo: in realtà mi piace passeggiare sotto questa pioggia cosi diversa da quella italiana.. Entro nel locale; a parte la giovane cameriera sono solo. Le finestre, cosi vicine al mare da dare l&#8217;impressione di essere sospese sopra l&#8217;acqua, sono sferzate dalla pioggia che, seppur diversa da quella italiana, battendo sui vetri, fa lo stesso rumore di carta stropicciata. Mi accomodo al mio solito posto o stamattina mi sistemo sul divano? Beh, dato che devo mettermi al lavoro e scrivere, opto per la prima soluzione, privilegiando la sedia ed il tavolino al divano, cosi invitante ma, allo stesso tempo, cosi &#8220;posturalmente&#8221; dannoso.  La giovane mi guarda e mi fa un sorriso: ormai è abituata a vedermi entrare la mattina cosi presto. Ordino il mio solito Green thea cosi amaro che neppure con tre cucchiai di miele si riesce ad addolcirlo: la prima mattina che sono venuto qui, ho provato con uno, ottenendo il risultato di smascherare le mie origini italiane&#8230; solo gli italiani addolciscono il thea. La mattina successiva, non avendo più nulla da tenere nascosto, ho provato ad aggiungerne due invano; la terza ne ho messi tre e cosi via, arrivando a svuotare mezza bottiglietta di miele nella mia tazza, ma sempre senza ottenere risultati, se non quello di far impennare i miei trigliceridi: il Green thea è amaro lo stesso. Dopo un settimana di tentativi, mi sono &#8220;americanizzato&#8221; anche io, prendendolo &#8220;liscio&#8221;&#8230; se continuo di questo passo, il mio processo di osmosi mi porterà presto ad andare in giro sotto la pioggia calzando le infradito, come quasi tutti fanno da queste parti (ma perché?).</p>
<p>Dopo qualche minuto che sto violentando la tastiera del mio portatile, entra un anziano signore: a prima vista è lo stesso che è entrato la mattina scorsa. Porta il basco, una sciarpa, cappotto da marinaio, pantaloni e&#8230; caspita, ancora loro, i sandali senza pedalini! Domattina, giuro, uscirò in infradito anche io! Anche lui mi sorride; ordina un chocolate chip cookie, estrae dalla tasca delle giacca un libro e si mette seduto a leggere. Non saprei dire quanto tempo passa, scrivendo perdo spesso la nozione del tempo, ma dopo un po&#8217;,  il vecchio signore seduto al tavolo vicino al mio si stiracchia, si alza, dice qualcosa alla cameriera e torna a sedersi: mi guarda e mi sorride ancora, poi mi chiede &#8220;are you italian?&#8221;   Cazzo, ma ce l&#8217;ho scritto in fronte?   Dopo un attimo di sgomento e sorpresa rispondo sorridendo: &#8220;Oui, je suis italien&#8230;&#8221; (quanto sono stupido, eh?) Il timore che inizi a farmi rifermenti  su Berlusconi mi assale, ma per fortuna, questo paese è frequentato prevalentemente da persone in fuga dal mondo cosiddetto &#8220;formale&#8221; e a nessuno ne frega nulla di Berlusconi, Obama, Ahmdinejad o quant&#8217;altro. Parlando con lui, scopro di essere diventato una sorta di celebrità; il workshop che ho tenuto la settimana scorsa al teatro, ha fatto in modo che la notizia della presenza &#8220;del regista italiano&#8221; nel piccolo paese, si fosse propagata velocemente. Per un attimo mi sento come Buffalo Bill a Roma, poi, riacquistando un po&#8217; di umiltà, penso che, in effetti, in un paese di settemila anime, un italiano che si aggira al buio come uno zombie non passi inosservata, anche se a nessuno ne frega nulla: penso a quello che succederebbe se a Narni, comparisse un americano che tiene dei workshop sul teatro e che se ne va per i caffè alle sette di mattina&#8230; intervento della guardia medica con camicia di forza!!!</p>
<p>L&#8217;intervento dell&#8217;anziano signore, mi offre la sponda per ripensare ai workshop, e ai commenti lasciati dai partecipanti al termine dell&#8217;ultima lezione. Fra i vari attestati di stima, ce n&#8217;è uno che, a prima vista, non mi colpisce molto, ma dopo la rilettura chiarificatrice di Brittney, acquista un valore importantissimo. Sul biglietto, c&#8217;è scritta una frase che, a grandi linee, suonerebbe più o meno cosi: &#8220;è un vero onore essere diretti da un Master come Jermanno&#8221;. Beh, il termine &#8220;Master&#8221;, mi spiega Brittney, non è molto usato da queste parti: significa molto più di maestro; significa che chi l&#8217;ha scritto, ha consegnato un attestato di stima dal valore assoluto; significa che&#8230; da queste parti, sanno esattamente come farti sentire importante! (soprattutto quando la maggior parte dei partecipanti ai workshop fanno teatro da più di venti anni&#8230;).</p>
<p>Ormai il coffee shop è pieno di gente che lavora: molti lo utilizzano come vero e proprio ufficio. Arrivano con il loro portatile, si collegano ad internet (qui wireless arriva anche nei bagni pubblici&#8230;) ed iniziano a scrivere e ridere fra loro con una naturalezza disarmante: fra un po&#8217;, immagino che il gruppo di musicisti che si incontrano qui tutti i giorni, faranno la loro apparizione ed inizieranno a suonare musica irlandese&#8230; la cameriera sta facendo una sciarpa ai ferri, un gruppo di persone sta seduto di fianco a me ad organizzare un cineforum (da quello che ho capito, pare che vogliano fare una serata Hitchcock), poco distanti, due amiche quarantenni, stanno compilando un documento di lavoro e due signori seduti al bancone, rigorosamente in t-shirt e pantaloni corti, fanno colazione prima del jogging mattutino sotto la pioggia-vento e nessuno si cura del loro abbigliamento, per me, bizzarro: perché da &#8220;noi&#8221; queste cose non succedono?</p>
<p>Dimenticavo: fuori, dai vetri appannati, si scorge il mare grigio increspato dalle onde. I passeggeri che stanno salendo sul traghetto per Seattle, oggi balleranno un po&#8217; ma, tanto, qui ci sono abituati&#8230;  come ad andare in giro sotto la pioggia con le infradito!!  Ho trovato! Da noi, queste cose non succedono perché, forse,  siamo cosi lontani dal mare grigio e dalle nuvole: da noi c&#8217;è il sole. Magari, ultimamente è un po&#8217; offuscato dallo smog vomitato fuori dai tumorifici sorti come funghi nella conca ternana, ma, in fondo, noi siamo pragmatici:  se moriamo di tumore alle vie respiratorie, l&#8217;importante è farlo con eleganza calzando scarpe, rigorosamente griffate,   da 200 Euro a paio, non come qui, che se ne vanno in giro con le infradito&#8230; Loro non lo sanno, ma da vecchi, avranno tutti l&#8217;artrite ai piedi: che scemi!!!!</p>
<p>Germano Rubbi</p>
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		<title>Tibetan monks ordered to stop helping victims of 6.9 earthquake</title>
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		<pubDate>Sat, 24 Apr 2010 18:22:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Brittney</dc:creator>
				<category><![CDATA[Arte]]></category>

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		<description><![CDATA[This is a letter to friends from Tibetan Doctor Nashalla Nyinda regarding the April 14th earthquake in Tibet. It is important news, so I&#8217;m re-posting the letter, as well as information on how you can help: Greetings all. Have you heard about the 6.9 earthquake that hit last week April 14th in Tibet? This is devastating [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div>
<p><span style="color: #000000;">This is a letter to friends from Tibetan Doctor Nashalla Nyinda regarding the April 14th earthquake in Tibet. It is important news, so I&#8217;m re-posting the letter, as well as information on how you can help:</span></p>
<p>Greetings all.</p>
<p>Have you heard about the 6.9 earthquake that hit last week April 14th in Tibet? This is devastating news for me personally as a Tibetan Doctor and wife to a Tibetan person. The news hasn&#8217;t been as widely covered due to some downplay by the government. <strong>The first on the scene were monks&#8211;they were the first ones to pitch tents, transport and pray for the victims, and pull them out of the rubble</strong>.</p>
<p>Now we are getting word <strong>the government is ordering all monks to leave the area</strong>, likely because they don&#8217;t appreciate a mass of Tibetan monks together in one location as there are rules regarding such in Tibet and getting praise internationally as the main help doesn&#8217;t look so good, but in any case there is much work to be done.</p>
<p>My own teacher&#8217;s Monastery, Thrangu Rinpoche&#8217;s center was the hardest hit, and is in absolute dust. It was only 1 mile from the epicenter, and though it had been re-built twice since the Chinese invasion it is now in ruins and many monks were killed, some in 3-year retreat. There was a smaller earthquake in the morning and they ran out, then they thought it was over, so <strong>all of them were in the main prayer hall when it hit</strong>. Very few made it out alive. It is personally very devastating to me. I have a friend who lives near to the area (we studied Language together in India) and she made it out fine, thank god. She sent me word two days ago from her personal experience. (Below in quotes.)</p>
<blockquote><p>&#8220;<strong>The official death toll is over 2,000, but my friend tells me they did a mass burial/cremation for around 3,000 two days ago</strong>. There are about 119 victims in hospitals here in Lanzhou and about 650 in hospitals around Qinghai&#8211;also people were sent to Chengdu. A friend took me to one where she is volunteering yesterday, so no restrictions as far as I can tell. I&#8217;ll go back today and bring a few Tibetan-language magazines and books for the patients and their families to read. Last week when I was in Xining (it) was a little bit crazy because they hadn&#8217;t opened the road up yet and the phones were still down and the death count jumped from 70 to 400 in a few hours, so basically nobody had any idea what was going on, who was hurt or dead, etc. and we all feared for the worst.</p>
<p>I should have a clearer idea of the situation when I get to Xining again tomorrow. Thankfully, my friends, including the guy you met in Xining, are all ok, as are their families. But two students of mine lost relatives. Right now it&#8217;s snowing in Yulshul, I think, so I guess the big fund raising emphasis is on buying blankets right now. I&#8217;ll have more concrete information about how urgent people&#8217;s needs are after I get to Xining.&#8221;</p></blockquote>
<p>According to news sources,<strong> 2,041 people have been confirmed dead, 715 are missing, and over 12,000 are injured as a result of the April 14th earthquake</strong> that rocked Yushu Tibetan Prefecture. This information comes today is from another Tibet who has a non-profit organization who is there on the ground working to provide relief now.</p>
<p>Thousands of Tibetans who have been devastated by the massive quake. If you have it in your hearts to spread the word about how to donate to various Tibetan NGO organizations collecting funds and saving lives, I implore you&#8211;this is the work of the medicine Buddha, too. <strong>As a doctor of Tibetan medicine, this breaks my heart in more ways than I can express</strong>. It is freezing cold, no houses, blankets etc. and many are critically injured and need care to survive, right now foreigners need special permission to travel, so the work needs to come from already established organizations. My personal friend Lama Kenpo Jigme will fly there today with some funds we&#8217;ve collected already to buy supplies and provide for the immediate needs of the people and his devastated monastery.</p>
<p><strong>Please encourage people to not only support this but get the word out</strong>. I have been surprised how many people have not even heard about it. Thank you!</p>
<p>&#8211;Nashalla Gwyn Nyinda<br />
Tibetan Medicine TMD (Menpa~Amchi), LMT &amp; Acupressure Practitioner</p>
<p><span style="color: #000000;">Below are listed various organizations and web pages that will help provide relief and assistance to earthquake victims. All have no middle men, and all 100% of the funds go directly to those who need it.</span></p>
<p><strong>Thrangu Trust (Tibet Relief Fund)</strong>: <a href="http://www.thranguemergency.org/" target="_blank" onclick="pageTracker._trackPageview('/outgoing/www.thranguemergency.org/?referer=');">http://www.thranguemergency.org/</a><br />
(Nashalla Nyinda&#8217;s teacher&#8217;s monastery, which has been hit)</p>
<p><strong>Tibetan Village Project</strong>: <a href=" http://www.tibetanvillageproject.org/yer.html" target="_blank">http://www.tibetanvillageproject.org/yer.html</a><br />
(Nashalla&#8217;s friend Tamdin, who is in Tibet helping)</p>
<p><strong>Jinpa:</strong> <a href="http://www.jinpa.org/" target="_blank" onclick="pageTracker._trackPageview('/outgoing/www.jinpa.org/?referer=');">http://www.jinpa.org/</a></p>
<p><strong>Tibet Foundation</strong>: <a href="http://www.tibet-foundation.org/news/urgent_emergency_appeal_-_kyekudo_yushu_earthquake/" target="_blank" onclick="pageTracker._trackPageview('/outgoing/www.tibet-foundation.org/news/urgent_emergency_appeal_-_kyekudo_yushu_earthquake/?referer=');">http://www.tibet-foundation.org/news/urgent_emergency_appeal_-_kyekudo_yushu_earthquake/</a></p>
<p><strong>Tibet Fund:</strong> <a href="http://www.tibetfund.org/" target="_blank" onclick="pageTracker._trackPageview('/outgoing/www.tibetfund.org/?referer=');">http://www.tibetfund.org/</a></p>
</div>
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		<title>Considerare l&#8217;inconsiderato. Due Poesie</title>
		<link>http://www.digitalispurpurea.org/it/archives/684</link>
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		<pubDate>Tue, 13 Apr 2010 18:44:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Brittney</dc:creator>
				<category><![CDATA[Arte]]></category>

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		<description><![CDATA[ALZO LO SGUARDO AL SUOLO Metto i passi uno davanti all’altro, non importa dei lati, solo basso e alto. Bagnato e lastricato in terra, vivo si prende le gocce e i minuti, non s’offende di sporco, sputi e suole. Trova ancora mille toni di grigio, rame, pece e farina vecchia. CombattenTe, oggi mi curo di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>ALZO LO SGUARDO AL SUOLO</p>
<p>Metto i passi uno davanti all’altro,<br />
non importa dei lati, solo basso e alto.<br />
Bagnato e lastricato in terra,<br />
vivo<br />
si prende le gocce e i minuti,<br />
non s’offende di sporco, sputi e suole.<br />
Trova ancora mille toni di grigio, rame, pece e farina vecchia.<br />
CombattenTe, oggi mi curo di Te più del cielo.</p>
<p>CANILE DI MONTE ARGENTO</p>
<p style="text-align: left;">Rosa di rughe e rosso agli zigomi;<br />
il celeste pastello d’occhi sbiadisce buono<br />
le frasi che c’aprono il cancello.<br />
L’abbaiare senza la memoria copre i giorni gemelli, stretti in placenta.<br />
Entra l’odore nostro per primo, qui conta questo,<br />
poi le movenze.<br />
Spostiamo dei sacchi, in salita, poi i cani riconoscono chi li sa custodire;<br />
si fa largo tra il sonoro dei musi e l’aria delle code.<br />
Come un pastore conosciuto, conosce.<br />
Liberazione di energie a decine sopra decine,<br />
corrono, sbattono con noi con l’amore ventoso delle spighe.<br />
Alcuni non possono uscire, si lanciano da un muro all’altro di pochi metri<br />
e ti piangono le viscere.<br />
E poi mani, zampe, dita, pelo, gomiti, lingue, carezze e bava.<br />
Quattrocentoventisette.</p>
<p><em>Scritto da Federico Fratini </em></p>
<p><img class="aligncenter" src="http://sphotos.ak.fbcdn.net/hphotos-ak-snc1/hs260.snc1/10730_1209104517368_1521366620_561372_7176183_n.jpg" alt="" width="483" height="362" /></p>
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		<title>Caravaggio a Roma</title>
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		<pubDate>Fri, 19 Mar 2010 09:08:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Germano</dc:creator>
				<category><![CDATA[Art]]></category>

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		<description><![CDATA[Mercoledì 17 marzo 2010.  Brittney, Francesco ed io. Treno alle 07,40 a Narni Scalo. Arrivo a Tiburtina alle 08,50. Metropolitana: spinte, voci, caos.  Piazza Esedra, caffè all&#8217;aperto, sole, discussione sulla presenza dello spirito: sensazione di benessere totale. Via Nazionale, via Mazzarino. Scuderie del quirinale. Fila all&#8217;ingresso (per fortuna breve..) Ingresso mostra. Primo piano, gente, adulti, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Mercoledì 17 marzo 2010.  Brittney, Francesco ed io. Treno alle 07,40 a Narni Scalo. Arrivo a Tiburtina alle 08,50. Metropolitana: spinte, voci, caos.  Piazza Esedra, caffè all&#8217;aperto, sole, discussione sulla presenza dello spirito: sensazione di benessere totale. Via Nazionale, via Mazzarino. Scuderie del quirinale. Fila all&#8217;ingresso (per fortuna breve..) Ingresso mostra. Primo piano, gente, adulti, studenti, anziani&#8230;  Poca luce, bisbiglii.. <em>&#8220;Bacco, 1597&#8243; </em>La potenza espressiva di Caravaggio.</p>
<p><em><img src="http://t3.gstatic.com/images?q=tbn:2KPruDYJVxZTBM:http://www.arstuavitamea.com/atvm/uploads/2008/07/kissofiudas-300x226.jpg" alt="" /></p>
<p>&#8220;La cattura di Cristo nell&#8217;orto,  1602&#8243; </em>Caravaggio è presente nel quadro con una lanterna in mano, la gente lo riconosce come se fosse un amico di sempre&#8230; la forza dell&#8217;illuminazione.  Ancora gente che parla sottovoce, squilla un telefonino e la commessa si precipita a redarguire l&#8217;arrogante signore in giacca e cravatta che non lo ha spento. <em>&#8220;I bari  1595&#8243; </em> La gente sembra voler dire al giovane ignaro, che deve fare attenzione, perché il personaggio alle sue spalle sta mostrando al compare le sue carte&#8230;  <em>&#8220;I musici, 1594 &#8211; 95&#8243; </em>Atmosfera diversa, luce più forte, giovani ragazzi come modelli. La signora che parla a voce alta dicendo &#8220;Quelli erano tutti amanti di Caravaggio&#8221; e, per un attimo, uno dei ragazzi raffigurati sulla tela, sembra guardare la donna in modo severo.. Francesco sta seduto nella saletta. Si riposa un momento. Lo imito e parlo con lui di Caravaggio. Quando arriverà Brittney, che è americana, le parleremo del &#8220;nostro&#8221; Caravaggio per provocarla scherzosamente: &#8220;Quando mai ce lo avete avuto voi, un artista simile?&#8221;  Ancora buio, mormorii, sensazioni.<br />
<em><br />
<img src="http://t3.gstatic.com/images?q=tbn:Ep3vl2yJJEy0zM:http://www.letteraturaalfemminile.it/Caravaggio,%2520GiudittaeOloferne.jpg" alt="" /><br />
&#8220;Giuditta e Oloferne, 1599&#8243; </em>Il volto di Oloferne appare come sbigottito mentre acquista coscienza del fatto che sta realmente morendo..   La visita sta terminando.  Terrazza delle scuderie del Quirinale,  Roma. L&#8217;altare della patria, San Pietro, L&#8217;olimpico&#8230; Di nuovo in via Nazionale, stazione Termini, self service, cesto di frutta e&#8230;  Caravaggio ancora fra noi!</p>
<p><img src="http://t3.gstatic.com/images?q=tbn:FpoHCxlKTLFFaM:http://bp2.blogger.com/_6csMLkInOxQ/SHCMQJBYFzI/AAAAAAAAAdY/yPAchowElwo/s400/canestro%2Bdi%2Bfrutta.JPG" alt="" /></p>
<p>Germano Rubbi</p>
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		<title>Il Convento di Celleno</title>
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		<pubDate>Fri, 19 Mar 2010 09:06:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Brittney</dc:creator>
				<category><![CDATA[Arte]]></category>

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		<description><![CDATA[Last week, Germano and I found ourselves driving through the winding hills of Lazio on a tranquil Sunday afternoon.  He mentioned that there was a beautiful convent in the nearby town of Celleno that had been transformed into a co-op hotel where he had once participated in a workshop called &#8220;Sensory Integration and its Role [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Last week, Germano and I found ourselves driving through the winding hills of Lazio on a tranquil Sunday afternoon.  He mentioned that there was a beautiful convent in the nearby town of Celleno that had been transformed into a co-op hotel where he had once participated in a workshop called &#8220;Sensory Integration and its Role in Art Therapy.&#8221; I asked if we could go take a look and we decided to go check it out.</p>
<p><img src="http://www.conventocelleno.it/giardino.gif" alt="" width="347" height="260" /><br />
The <a href="http://www.conventocelleno.it/" target="_blank" onclick="pageTracker._trackPageview('/outgoing/www.conventocelleno.it/?referer=');">Convento S. Giovanni Battista</a> is perched upon a little hill in Celleno, a small town halfway between Orvieto and Viterbo. Built in 1610, the monastery was purchased by four families who created a co-operative in the 1980s and restored to its original simple beauty.<br />
<img src="http://www.conventocelleno.it/chiostro.gif" alt="" width="193" height="276" /><br />
It now hosts a vast array of workshops and seminars from around the world, and has been so successful that they are booked out almost 2 years in advance by repeat customers. There are flower and vegetable gardens outside, simple rooms with beautiful views, a large dining room, a practice/workshop/performance space where the chapel used to be, and a tidy little breakfast bar.</p>
<p><img src="http://www.conventocelleno.it/camera.gif" alt="" width="128" height="184" /><br />
The families who purchased and restored the convent say that they came together and were united around some common shared interests: political, social, spiritual, cultural and work-ethic sensibility and this quote on their website left me feeling hopeful that more collaborative endeavors of this nature can be created in the future:</p>
<blockquote><p>&#8220;Il mondo e` nelle mani di coloro che hanno il coraggio di sognare e di correre il rischio di vivere i propri sogni.&#8221;</p>
<p>&#8220;The world is in the hands of those who have the courage to dream and run the risk of actually living their dreams.&#8221;</p></blockquote>
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		<title>Mmmango Ginger Chutney Goodness</title>
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		<pubDate>Wed, 24 Feb 2010 18:52:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Brittney</dc:creator>
				<category><![CDATA[Arte]]></category>

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		<description><![CDATA[Made some delicious mango ginger chutney and decided to document the process with some photos. The full recipe can be found in my all-time favorite cookbook, The World Vegetarian by Madhur Jaffrey. I peeled a few slightly unripe mangoes Ginger, the other key ingredient in this Indian chutney Grating the mangoes so they&#8217;re the right consistency [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Made some delicious mango ginger chutney and decided to document the process with some photos. The full recipe can be found in my all-time favorite cookbook, <a href="http://www.amazon.com/Madhur-Jaffreys-World-Vegetarian-Meatless/dp/0517596326" target="_blank" onclick="pageTracker._trackPageview('/outgoing/www.amazon.com/Madhur-Jaffreys-World-Vegetarian-Meatless/dp/0517596326?referer=');">The World Vegetarian</a> by Madhur Jaffrey.</p>
<div>
<dl>
<dt><img title="Peeled mangoes" src="http://www.digitalispurpurea.org/wp-content/uploads/2010/02/wpid-2010-02-19-07.45.223.jpg" alt="image" width="442" height="332" /></dt>
<dd>I peeled a few slightly unripe mangoes</dd>
</dl>
</div>
<div>
<dl>
<dt><img title="Ginger" src="http://www.digitalispurpurea.org/wp-content/uploads/2010/02/wpid-2010-02-19-07.46.383.jpg" alt="image" width="442" height="332" /></dt>
<dd>Ginger, the other key ingredient in this Indian chutney</dd>
</dl>
</div>
<div>
<dl>
<dt><img title="Grated mangoes" src="http://www.digitalispurpurea.org/wp-content/uploads/2010/02/wpid-2010-02-19-07.47.493.jpg" alt="image" width="442" height="332" /></dt>
<dd>Grating the mangoes so they&#8217;re the right consistency for the chutney.</dd>
</dl>
</div>
<div>
<dl>
<dt><img title="Peeling ginger" src="http://www.digitalispurpurea.org/wp-content/uploads/2010/02/wpid-2010-02-19-08.13.452.jpg" alt="image" width="442" height="332" /></dt>
<dd>Ginger has a thin, papery skin that needs to be carefully removed. I used my good ol&#8217; Swiss army knife to delicately remove the outer layer.
</dd>
</dl>
</div>
<div>
<dl>
<dt><img title="Slicing ginger into small medallions" src="http://www.digitalispurpurea.org/wp-content/uploads/2010/02/wpid-2010-02-19-08.28.242.jpg" alt="image" width="442" height="332" /></dt>
<dd>After the ginger was peeled I sliced it into thin medallions.</dd>
</dl>
</div>
<div>
<dl>
<dt><img title="Sliced ginger" src="http://www.digitalispurpurea.org/wp-content/uploads/2010/02/wpid-2010-02-19-08.36.481.jpg" alt="image" width="442" height="332" /></dt>
<dd>The ginger needs to be carefully sliced into matchstick-sized pieces. I consider this delicate process a &#8220;meditative culinary moment.&#8221;</dd>
</dl>
</div>
<div>
<dl>
<dt><img title="Ingredients" src="http://www.digitalispurpurea.org/wp-content/uploads/2010/02/wpid-2010-02-19-08.45.401.jpg" alt="image" width="442" height="332" /></dt>
<dd>The other ingredients I used were: cider vinegar, sugar, salt, garlic, tumeric and cayenne.</dd>
</dl>
</div>
<div>
<dl>
<dt><img title="Mixing the ingredients and putting them on the stove" src="http://www.digitalispurpurea.org/wp-content/uploads/2010/02/wpid-2010-02-19-08.55.431.jpg" alt="image" width="442" height="332" /></dt>
<dd>After the mangoes and ginger were nicely sliced, I tossed them in a pot with some sugar, tumeric, salt, garlic, cider vinegar and cayenne.</dd>
</dl>
</div>
<div>
<dl>
<dt><img title="Squeaky clean jars" src="http://www.digitalispurpurea.org/wp-content/uploads/2010/02/wpid-2010-02-19-09.26.35.jpg" alt="image" width="442" height="332" /></dt>
<dd>I save jars and re-use them all the time. I gave these ones a thorough cleaning right before adding the chutney.</dd>
</dl>
</div>
<div>
<dl>
<dt><img title="Mango ginger jars of goodness!" src="http://www.digitalispurpurea.org/wp-content/uploads/2010/02/wpid-2010-02-19-10.44.37.jpg" alt="image" width="442" height="332" /></dt>
<dd>Once the ingredients had all simmered about 30 minutes, turned into a nice thick sauce and cooled down, I put the chutney in clean jars and made some labels so I could share with friends. YUM!</dd>
</dl>
</div>
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		<title>Cinema e pittura: aderenze nella cornice</title>
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		<pubDate>Tue, 23 Feb 2010 17:18:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Germano</dc:creator>
				<category><![CDATA[Arte]]></category>
		<category><![CDATA[cinema]]></category>
		<category><![CDATA[kubrick]]></category>
		<category><![CDATA[kurosawa]]></category>
		<category><![CDATA[pittura]]></category>
		<category><![CDATA[van gogh]]></category>

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		<description><![CDATA[Analogie e differenze fra il quadro pittorico ed il quadro cinematografico...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="_mcePaste">Dall’ingresso del cinema nel variegato sistema delle arti, la riflessione teorica ha cercato di definire la sua natura artistica a partire dal confronto con le diverse forme di espressione che lo hanno preceduto. Decine di teorici si sono dati battaglia attorno al riconoscimento, o meno, del cinema come arte. Dalla sua subordinazione alle cosiddette “arti maggiori”, si è passati, gradualmente, a un pieno riscatto e a una nuova metodologia di confronto: il cinema si è liberato della fastidiosa nomea che lo ha visto per lungo tempo come fenomeno da baraccone elevandosi ad arte autonoma con i suoi statuti espressivi e le sue regole grammaticali universalmente riconosciute.</div>
<div id="_mcePaste">Come si può facilmente intuire, l’arte che più di tutti ha avuto e continua ad avere un rapporto di confronto con il cinema è la pittura: i significanti pittorici e  cinematografici sono racchiusi entrambi, per statuto genetico, all’interno dell’immagine.  Senza cadere nel tranello di inoltrarsi nel terreno insidioso nel quale si trattano le differenze fra immagine in movimento e immagine fissa, si può tranquillamente riprendere il pensiero di Maurizio Calvesi che in proposito potrebbe rappresentare un ottimo spunto riflessivo: “La pittura, materialmente fissa, ma otticamente (mentalmente) mobile, si traduce in qualcosa che è materialmente mobile ma otticamente (mentalmente) fisso”. Lo storico dell’arte, con questa intuizione, ci trasporta in una diatriba che sottolinea come i rapporti fra le due arti siano difficili da definire (l’oggetto della polemica era l’abuso dei riferimenti pittorici in due film come Novecento (1975) di Bernardo Bertolucci e Barry Lyndon (1975) di Stanley Kubrick). Secondo questa tesi si può dedurre che il cinema, ogni volta che cerca di evocare un dipinto attraverso una particolare tipologia d’inquadratura, anziché esaltarne i contenuti, finisce con indebolire le proprietà peculiari: i due effetti, cioè la mobilità mentale della pittura e quella materiale del cinema, non si sommano ma interferiscono. In base a questo tipo di riflessione si potrebbe tentare di abbozzare un’ipotesi che vedrebbe lo spettatore di un’opera pittorica come un soggetto mentalmente più attivo rispetto al suo collega cinematografico: a onor del vero, però, la qualità della percezione di quest’ultimo è saturata dai diversi significanti quali la musica, il dialogo, l’immagine stessa, la trama, eccetera,  interagenti  all’interno del film e che, non a caso,  fanno del cinema la più percettiva delle arti, se non altro quantitativamente: bisogna tuttavia ricordare che se si analizzasse l’atto percettivo dal punto di vista della qualità la “classifica” si ribalterebbe in quanto ciò che lo spettatore cinematografico vede sullo schermo non è altro che un gioco di luci e ombre realizzato in assenza degli oggetti ripresi. Quest’ultima riflessione, che a prima vista potrebbe non essere direttamente attinente all’argomento cinema e pittura, in realtà costituisce il big bang teorico, in quanto pone l’attenzione su un elemento fondamentale per lungo tempo sottovalutato: quello della percezione. Partendo dunque dall’attività percettiva, per poter cogliere appieno le parentele fra cinema e pittura occorre isolare, paradossalmente, la differenza più evidente considerandola un punto nevralgico: trascurando volutamente la tesi di Wertheimer inerente al fenomeno “Phi” (la quale, va ricordato, afferma che il cinema è la proiezione di una sequenza  di fotogrammi fissi che danno l’illusione del movimento), cercando di bilanciare come contraddittorio teorico la riflessione di Calvesi precedentemente illustrata, si può tranquillamente affermare che ciò che lo spettatore filmico percepisce è un’immagine in movimento, al contrario di uno spettatore “pittorico” (se così vogliamo chiamarlo) che percepisce sempre e comunque un’immagine fissa!  Immagine in movimento, da un lato, e immagine fissa dall’altro. A prima vista la parentela più immediata che si potrebbe ipotizzare è proprio quella che vede il quadro filmico come un discendente diretto del quadro pittorico (con la mediazione, da non sottovalutare, della fotografia). Il punto di vista dell’autore viene in tal modo messo a disposizione del fruitore, seppur con mezzi diversi, attraverso una ri-produzione dell’immagine fortemente voluta e cercata dall’autore stesso. Per rendere meglio l’idea, se si considerano alcune sequenze di Acciaio (1933) di Walter Ruttmann caratterizzate da improvvisi fasci di luce che piombano dall’alto creando forti effetti di controluce, non si possono non notare analogie con le acqueforti della serie Carceri di Piranesi. Grazie a questo esempio, si può quindi individuare un’importante parentela fra le due arti che riguarda la composizione dell’immagine filmica a partire dal modello pittorico preesistente, tenendo presente che quello che conta non è tanto la citazione evidente di questo o quel quadro, quanto l’effetto quadro che si vuole raggiungere. Quindi il sistema plastico e cromatico contenuto all’interno dell’inquadratura può (anche se non necessariamente) essere progettato e realizzato a partire da un modello pittorico: sull’onda lunga di tale ipotesi si potrebbe prendere in esame la famosa sequenza di Mamma Roma (1962) nella quale si vede il protagonista maschile coricato su un asse di legno con i piedi in primo piano che rievoca il Cristo del Mantegna. Anche se Pasolini negherà categoricamente di essersi ispirato a Mantegna, risulta difficile credere di trovarsi di fronte a un bizzarro caso di citazione involontaria, vista la sua recidiva nell’episodio La ricotta (tratto dalla tetralogia Ro.Go.Pa.G. del 1963) dove l’ispirazione a una celebre Deposizione  di Rosso Fiorentino è fin troppo evidente. Senza addentrarsi ulteriormente nello sconfinato campo della casistica, di cui il più celebre esempio potrebbe essere rappresentato dal già citato Barry Lyndon (per stessa ammissione di Kubrick che, nella composizione dell’immagine filmica si sarebbe ispirato ai pittori paesaggisti inglesi del Sette e Ottocento),  per suggellare  quanto detto finora, sarebbe utile citare una riflessione di André Bazin nella quale il teorico afferma: “il cinema deriva dalla pittura, da quella stessa esigenza di realismo che sta alla base della prospettiva, ma è andato molto oltre attuando un calco di quella dimensione temporale che la pittura era condannata ad immobilizzare e pietrificare”. Quindi il cinema “mobilizza” la pittura (forse è meglio dire “cinetizza”, smascherando, in tal modo, la radice semantica della parola) utilizzandola come musa ispiratrice.</div>
<div id="_mcePaste">Un altro momento importante che caratterizza i rapporti diretti fra cinema e pittura è quando quest’ultima, sfociando nel campo diegetico del film, diviene un elemento drammaturgicamente attivo: partecipa, cioè, allo svolgersi della trama. In questo caso non si ha a che fare con la composizione dell’immagine, che pure rimane presente, ma la pittura occupa un posto di rilievo nello svolgimento del film assumendo un ruolo importante nel nucleo narrativo. Nel film di Peter Greenaway I misteri del giardino di Compton House (1982), si assiste alle vicende di un pittore che  viene chiamato a realizzare alcuni quadri aventi lo scopo, in definitiva,  di costituire un alibi dietro al quale si nasconde un delitto. In questo caso, i quadri realizzati da Mr. Neville rappresentano l’elemento attorno al quale ruota tutto il film: all’interno di essi saranno contenute le prove dell’innocenza dei veri autori del delitto che, paradossalmente, ricadrà sul pittore stesso. Da un punto di vista semantico, si può affermare che  Greenaway  vuole ricordare che il cinema, come la pittura nel  film in questione, non è un semplice mezzo di registrazione della realtà fenomenica, ma nasconde  significati profondi da decifrare.  Ne La ragazza dall’orecchino di perla (2003) il regista Peter Webber compie un ulteriore balzo in avanti rispetto alla visualizzazione dei rapporti fra cinema e pittura: un famoso quadro di Vermeer diviene lo spunto della costruzione del racconto nel quale si narrano le vicende di una sguattera che, incaricata di tenere pulito l’atelier dell’artista olandese, diviene fonte ispiratrice al punto di diventare il soggetto raffigurato nel quadro stesso: la sequenza chiave posta nel finale mostra, grazie a un gioco di dissolvenze incrociate, come l’immagine filmica si sciolga letteralmente nella pittura compiendo un percorso a ritroso nell’evoluzione del cinema. Di certo non è la prima volta che un film nasce dall’incrocio di sguardi tra il soggetto del ritratto e l’occhio del protagonista (o occhio dello spettatore, come vuole Metz…); basti pensare a La donna che visse due volte (1958) di Hitchcock, opera grazie alla quale si può registrare un altro esempio di contatto, finora non citato e forse il più semplice da individuare, fra i due modelli rappresentativi: quello in cui la pittura entra nella scena filmata sul suo supporto originale, sia esso quadro, affresco o tavola. In una sequenza di La dolce vita (Fellini, 1960,), l’azione si sofferma davanti a un quadro di Morandi oggetto di critica da parte di due personaggi; in Lolita (1962), Kubrick colloca un ritratto di Lady Hamilton nell’arredo della casa nella quale si svolgono le due sequenze prologo-epilogo poste ai margini del film. In entrambi gli esempi presi ora in esame, compaiono dei quadri posti a ornamento dell’ambiente nel quale si svolgono le azioni, ma essi non sono delle semplici presenze scenografiche capitate casualmente: nel caso del film di Fellini, la pittura di Moranti si trova presente sia fisicamente, come quadro appunto, che diegeticamente, in quanto finisce nei dialoghi dei due intellettuali che cercano analogie fra il loro esistenzialismo e la purezza delle forme del quadro stesso; nel caso di Lolita, il processo semantico è ancora più sottile, infatti Quilty morirà dietro al quadro forato dalle pallottole esplose dalla pistola di Mr. Humbert, mentre quest’ultimo morirà letteralmente dentro al ritratto sottoforma di didascalia: nel quadro i due personaggi, al termine del  percorso che li ha visti rivali, verranno accomunati nella loro tragica fine. A tal proposito risulta interessante citare anche Profondo rosso (1975) di Dario Argento nel quale, all’interno di un corridoio pieno di ritratti, compare il vero volto dell’assassino riflesso da uno specchio (il cinema, al pari della pittura, come specchio della realtà).</div>
<div id="_mcePaste">Per riassumere si può quindi affermare che i punti di contatto fondamentali fra cinema e pittura riguardano prevalentemente: la costruzione dell’immagine filmica in riferimento a opere pittoriche; la partecipazione della pittura stessa allo svolgimento della trama e la presenza di quadri all’interno della scenografia, trascurando volutamente tutti quei casi di film biografici in cui viene descritta la vita dei grandi pittori del passato.</div>
<div id="_mcePaste">Per concludere, in relazione a quanto detto finora, non si può non prendere in esame, seppur brevemente, il film Sogni (Kurosawa, 1990), nel quale sono contenuti tutti gli elementi citati finora: il protagonista dell’episodio in questione si  trova in un museo di fronte a un quadro di Van Gogh (ecco la presenza di un quadro sul suo supporto…) quando improvvisamente, come in un sogno, lo vediamo entrare, unico elemento animato, in un paesaggio composto con i colori, i soggetti e il tratto di Van Gogh stesso (l’immagine a partire da un modello pittorico preesistente…) per giungere infine a dialogare con  Van Gogh in persona, interpretato simpaticamente dal regista Martin Scorsese (la pittura elemento diegetico del film…), che dice al protagonista una frase nella quale si nasconde tutto il significato metaforico dell’episodio stesso: “Non cerchi di dipingere un quadro, guardi ciò che accade sotto i suoi occhi e avrà un quadro davanti a sé”. Il pittore (Van Gogh) interpretato dal regista (Scorsese). Pittore e regista; l’ultima analogia fra pittura e cinema diviene metafora.</div>
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