Teorie del Cinema
TEORIE DEL CINEMA
“Ogni immagine è bella non perché sia bella in sé… ma perché è lo splendore del vero”(Jean Luc Godard, 1959)
In un recente protocollo d’intesa tra il Ministero della P.I. e il Dipartimento dello spettacolo, il cinema entra a tutti gli effetti nel sistema formativo della scuola italiana. Finalmente ad opere cinematografiche e televisive, è riconosciuto il merito di aver caratterizzato il panorama culturale del Novecento e, come espressioni artistiche, di aver contribuito ad educare i giovani. Questa nuova letteratura può facilitare l’apprendimento di un efficace metodo di decodificazione, non solo del linguaggio filmico, ma di tutto il mercato della comunicazione al fine di sviluppare nei giovani un’idonea capacità critica necessaria per la piena realizzazione del “sé”.Il cinema può diventare strumento di formazione trasversale, capace di integrarsi con altri linguaggi ed attività diverse, sviluppando nuovi rapporti con i saperi e le discipline. Il linguaggio filmico, alternativo al linguaggio parlato e scritto, appare un sistema di comunicazione facilmente recepito da pre -adolescenti e giovani; come strumento metodologico, può incidere in modo determinante sulla loro formazione culturale. FINALITA’ GENERALI Il linguaggio iconico, proprio come il linguaggio verbale, possiede una sua grammatica, una sua sintassi ed un suo lessico che occorre apprendere e decodificare criticamente per capirne i significati, i contenuti e le sue possibili manipolazioni nascoste nella sua stessa dimensione espressiva: proprio in quest’ottica, presentare un progetto di educazione cinematografica in una scuola, permette di approfondire l’analisi dell’apprendimento empatico dell’immagine e, con esso, una visione pedagogica del cinema nello sviluppo formativo del soggetto; in effetti, si può affermare che accanto alle forme comunicative tradizionali, accade che l’immagine mediatica televisiva (e / o cinematografica) venga ancora consumata acriticamente senza essere “letta” dal punto di vista semiotico.Il “vedere” un film conoscendone gli statuti costitutivi, permette all’osservatore di sganciarsi definitivamente dal ruolo di fruitore passivo dell’oggetto filmico.

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